• Giuliano Castellino

I GRILLINI VOGLIONO L'ABOLIZIONE DEL PARLAMENTO: TECNOCRAZIA GIACOBINA CONTRO POPOLO E VERA LIBERTÀ


I GRILLINI VOGLIONO L'ABOLIZIONE DEL PARLAMENTO: TECNOCRAZIA GIACOBINA CONTRO POPOLO E VERA LIBERTÀ


Chi si scaglia sempre e solo contro il liberal-capitalismo e chi si scaglia sempre e solo contro il social-comunismo, è un perfetto - per quanto inconsapevole - servo della Rivoluzione, perché non comprende che sono tesi e antitesi per una futura sintesi.


(IL PROF. VIGLIONE QUANDA PARLA - IN SENSO CRITICO - DI RIVOLUZIONE, PARLA DI UN PROCESSO CHE PARTE DALLA RIVOLUZIONE FRANCESE E ARRIVA AI GIORNI NOSTRI, CHE HA RIVOLUZIONATO E SOVVERTITO IL MONDO DELLA TRADIZIONE.

PER NOI RIVOLUZIONE È INVECE FERMARE QUESTA AVANZATA E RIVOLUZIONARE QUESTO STATO DELLE COSE. Nota della redazione)


A cura del Prof. Massimo Viglione


IL PRIMO PASSO


Grillo ha detto che non crede più nel parlamento, ma solo nella democrazia diretta.

Che è esattamente ciò che insegnava Rousseau con la sua "volontà generale" cui tutti dovevano aderire anche con la forza per ottenere il perfetto egualitarismo;

che è esattamente ciò che diceva Robespierre per giustificare il Terrore e la ghigliottina;

che è esattamente ciò che hanno detto tutti i dittatori comunisti del XX secolo.


Come la società liberal-borghese-capitalistaa è necessario passaggio per il totalitarismo egualitarista social-giacobin-comunista, così il parlamentarismo liberaldemocratico è necessaria anticamera per la "democrazia diretta", ovvero per i più mostruosi totalitarismi.


Perché la democrazia - nella concezione moderna - non esiste. Specialmente quella "diretta".


E' utopia, come quasi tutto il pensiero moderno.


Verso questa direzione noi stiamo andando, giorno dopo giorno, col favore di tre fattori fondamentali:

1) il sistema informatico

2) il sistema mediatico

3) l'imbecillità - o la complicità voluta - di un enorme numero di persone (dei "professionisti" e "dotti" molto più che del popolo).


Ma la vera ferita consiste nel fatto che esistono ancora intere genie, anche nel mondo di "destra" e "cattolico-conservatore" (nonché tradizionalista) che ancora non hanno compreso la banalità estrema della meccanica rivoluzionaria:

ovvero, che l'eventuale fine dei mali della liberal-democrazia capitalista è prevista da sempre dalla stessa Rivoluzione (esattamente come per il comunismo) e quindi non porta a un miglioramento, ma solo a una fase più infernale della Rivoluzione stessa.


Il miglioramento non risiede nel passare da una fase sovversiva a un'altra. E' come passare di girone in girone dell'inferno, avvicinandosi a Satana.


Risiede invece nel ritorno alla società pre-rivoluzionaria, ovvero nella Controrivoluzione.


Al rifiuto della Rivoluzione in ogni sua fase, e soprattutto dal XVIII secolo in poi.

Chi si scaglia sempre e solo contro il liberal-capitalismo e chi si scaglia sempre e solo contro il social-comunismo, è un perfetto - per quanto inconsapevole - servo della Rivoluzione, perché non comprende che sono tesi e antitesi per una futura sintesi.


Non bisogna continuare a scendere verso gli inferi, ma occorre tagliare la testa dell'idra.


Non possiamo fare nulla a riguardo?

Non è vero.

Iniziamo da noi stessi. Questo lo possiamo.


La Cristianità è sorta perché milioni di persone hanno cambiato se stesse e la loro vita.

Si sono "convertite".

Convertite alla nuova Fede e con-vertite nel senso di essersi girati su se stessi e tornati indietro per cambiare vita.


Ecco l'inizio della Contro-Rivoluzione.

Che deve partire da noi stessi.

Il resto lo farà quello che atei, laici, rivoluzionari, moderati e conservatori chiamano la "Storia".

E che il controrivoluzionario chiama in un altro modo.


Un "Modo" che è la ragione di tutta la sua speranza, perché egli vede ciò che resta nascosto ai dotti di questo mondo.


Cambiando noi stessi potremo poi unirci, ciò che oggi è impossibile. Per cambiare noi stessi occorre però anche lo sforzo della comprensione e della conoscenza delle cose, dopo quello della conversione dell'anima.


Anima, mente e intelletto. Quindi parola e azione.


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