• Giuliano Castellino

CONTE E LA TIRANNIA SANITARIA CONTRO L'ITALIA DEL LAVORO. L'ITALIA MENSILE AVANGUARDIA DI RESISTENZA



CONTE E LA TIRANNIA SANITARIA CONTRO L'ITALIA DEL LAVORO. L'ITALIA MENSILE AVANGUARDIA DI RESISTENZA!

di Giuliano Castellino Eravamo una sola voce contro la quarantena, gli unici ad urlare contro gli arresti di massa, soli contro tutti! Ora possiamo affermare con determinazione e concretezza che non ci sbagliamo nel credere nella portata rivoluzionaria della nostra rivista, di quanto sono stati duri si, ma essenziali e determinanti per la resistenza i nostri sacrifici per far uscire il mensile anche durante la quarantena e di credere ancora nel cartaceo. Così di quanto è stato importante costruire intorno alla redazione una comunità di Arditi "dalla penna tra i denti" pronti a stare in trincea, provenienti da esperienze e mondi diversi, ma oggi uniti dalla lotta di liberazione nazionale e dall'idea che fondamentale e primaria è l'azione culturale e la diffusione di una verità sempre più minacciata dal potere del "Big Brother".

Fondamentale è stato infine incorniciare il mensile e la redazione con l'azione quotidiana del blog, che ci permette di "sparare" colpi ogni giorno contro il regime e l'esperimento della radioweb. Questo lavoro militante, metapolitico e giornalistico ci ha permesso di essere vera avanguardia rivoluzionaria e dettare una linea nuova ed essere la resistenza alla dittatura Italia 2020. Oggi da Nord a Sud c'è una nazione che è pronta a ribellarsi a questa situazione surreale. Così come avevamo previsto, a differenza di molti, ed è proprio dal settentrione che viene la spinta più forte. Migliaia di aziende sono pronte a riprendere l'attività dopo il blocco forzato, anche i sindacati sono favorevoli. Le regioni che stanno scalpitando di più sono proprio quelle più colpite dal Coronavirus, Lombardia e Veneto, ma anche da Emilia Romagna e Marche. Quelle dove i "grandi esperti di politica" dicevano era impensabile ribellarsi agli arresti di massa... Invece, giustamente, soprattutto dopo le ultime notizie che stanno emergendo sulle responsabilità della Regione Lombardia sulle morti degli anziani e il ruolo internazionale di Conte, dell'OMS e della Cina (anche queste da noi per prime denunciate), il Nord Italia vuole ripartire subito e forte. Anche il Meridione comunque non vuole stare con le mani in mano. Anche perché al Sud il timore più grande è che questa crisi si sommi alla già situazione critica precedente e possa portare al collasso definitivo, con la mazzata finale del settore produttivo. Per rendere l'idea della drammaticità della situazione basta leggere i numeri: solo in Lombardia sono oltre 10.000 le aziende che premono per riaprire i battenti. Anche in Piemonte e Veneto la parola d'ordine è "ripartire!". Le aziende vogliono riaccendere i motori e le gente vuole tornare a lavorare. La macchina del terrore messa in campo dal regime sembra oggi far meno paura della fame e della disoccupazione. "Fateci ripartire, ma non tirate giù le saracinesche" è il grido disperato che viene dall'Emilia Romagna, dall'Italia della manifattura di eccellenza, dell'artigianato di qualità, e anche della moda che è terrorizzata per il protrarsi dell'incertezza e dall'invasione cinese. Stessa situazione in Toscana e Marche. Ma anche l'Umbria chiede di tornare a lavorare. Situazione drammatica anche al Sud, che rischia di diventare devastante con l'arrivo della stagione estiva, che rischia di mettere in ginocchio il comparto del turismo e uccidere definitivamente un pezzo di nazione che stava già in coma. Mentre l'Italia del lavoro chiede di ripartire e di rialzarsi, il regime risponde "Méiyǒu" ("no" in cinese!). D'altronde lo ripetiamo da settimane, chi crede che questa sia solo una fase transitoria, un tunnel dovuto al coronavirus e che alla fine ci sarà il ritorno alla vita di un tempo, si sbaglia di grosso. Questo è un cambio di epoca: è la vittoria della Cina sull'occidente e in Italia i 5 Stelle sono i garanti del 5G e di Pechino e sono i traghettatori di questo passaggio. Non a caso forte e secca è stata la risposta del regime all'Italia del lavoro, che per bocca del Governo e per voce dei suoi medici, confermano la volontà di imporre una feroce tirannia politico-sanitaria che non fa e non farà prigionieri. Queste le parole del ministro Boccia, che ormai possiamo definire ministro della guerra: "Non realistico dare oggi una data per la riapertura". In soccorso del Governo, ancora una volta, in uno schema visto più volte in queste settimane, sono arrivati gli scienziati, che hanno chiesto massima cautela, parlando di una fase di transizione che durerà mesi e hanno invitato il governo a non compiere quello che considerano un salto nel buio. Poco importa che anche i sindaci hanno abbandonato il tavolo di confronto col governo, che hanno denunciato il serio rischio della sospensione dei vari servizi comunali per mancanza di fondi da qua a giorni, che l'Italia rischia di spegnersi a breve. La nuova dittatura Conte va avanti senza sosta. Fregandosene che se non arrivano 5 miliardi alle città entro 7 giorni le nostre strade torneranno ad essere piene di spazzatura. Intanto a 5 giorni dalla scadenza del decreto che ha trasformato tutta Italia in una zona rossa le risposte del Governo sono ancora assai vaghe: "Non è realistico oggi dare date. Non ha senso impiccarsi dando un giorno o un periodo. Bisogna condividere le modalità di ripartenza, parlarne insieme, maggioranza e opposizione, scienziati e politici. La Fase 2, questo è ormai chiaro, sarà in due step: prima le fabbriche, poi le uscite e gli spostamenti. Ci vorranno mesi". Ancora più dure le posizioni dei medici. Queste le dichiarazioni del dottor Galli dell’ospedale Sacco di Milano: "Carenza di diagnosi, la Fase 2 rischia di essere sbagliata nei tempi. Non si può programmare la Fase 2 senza colmare l'attuale carenza dispositivi diagnostici. Dobbiamo interrogarci sul perché l'Italia non abbia messo in piedi linee di diagnostica per passare alla fase 2, oggi prematura, ma da programmare altrimenti si rischia di spalmare la ripresa in un tempo infinito o anticipata, con il rischio di nuovi focolai. Sarebbero circa un milione i casi di infezione da SarsCoV2 in Italia. È inutile dire che l'Italia ha il tasso di letalità più alto del mondo, in realtà il nostro paese ha il denominatore più sballato del mondo: manca il 90% di chi ha l'infezione. Circa un milione l'ha incontrata. Tra loro decine di migliaia di medici, 96 dei quali sono deceduti. Le ultime due vittime sono due medici di medicina generale, Giuseppe Vasta e Nabeel Kahir, quest'ultimo in servizio a Tonara, nel nuorese". Si continua con il terrorismo mediatico e la tirannia sanitaria, senza spiegare il perché di quei ricoveri di massa in Lombardia ingiustificati, che hanno portato alla pandemia e alla Caporetto medica! E poi agli arresti di massa. Regione Lombardia e vertici sanitari dovranno rispondere del loro operato prima o poi, nel mentre continuano a tenere a catena l'Italia e gli italiani, tenendoli prigionieri dentro casa e portandoli alla fame. Da Nord a Sud. Che sia un monito a chi credeva che ogni zona d'Italia era diversa e ci serva da lezione per il futuro. Essere avanguardia significa essere prima linea e guidare il popolo, da Aosta a Catania, spingerlo verso la verità e la libertà, perché prima o poi quel popolo la riconoscerà. OGGI NOI E SOLO NOI POSSIAMO RIVENDICARE QUEL RUOLO. I primi a disubbidire alla quarantena, ad attaccare gli arresti di massa, a non credere al Corona virus, a parlare di Caporetto sanitaria lombarda, che da Nord a Sud il popolo avrebbe chiesto lavoro e libertà, che Osm e Cina erano i nuovi nemici internazionali, che Conte era il nuovo dittatore. Non avevamo detto e azzeccato poco. Ora avanti tutta per la lotta di liberazione nazionale, con la capacità di cambiare paradigma, uscire dagli schemi imposti e come un virus, irradiare di libertà. QUESTO E' IL NOSTRO COMPITO, NON CAPIRLO SIGNIFICHEREBBE TRADIRE IL NOSTRO RUOLO.

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