• Giuliano Castellino

AREA:TORNA A COMBATTERE! PER UNA NUOVA REPUBBLICA SOCIALE. ITALIANI IN PIEDI TRA LE MACERIE DI...


AREA: TORNA A COMBATTERE!

PER UNA NUOVA

REPUBBLICA SOCIALE .

ITALIANI IN PIEDI

TRA LE MACERIE

DI QUESTO MONDO BORGHESE Si rende oggi necessaria una rivoluzione politica, culturale e antropologica.

Ci definiscono spesso “esaltati”, ma noi, al contrario, vogliamo esaltare.

Vogliamo invitare tutto il popolo a combattere per riconquistare la propria dignità e la stessa speranza di un futuro, contro la decaduta società borghese il cui spirito alberga, seppur in proporzioni diverse, in ognuno di noi.

Per realizzare questi obiettivi dobbiamo reagire alla paura, ribellarci alle nostre stesse abitudini, a quella perversa e subdola vocina interna che ci dice “ma chi te lo fa fare?”, “pensa alla famiglia", "alla posizione".

Per questo siamo qui a proporvi il nostro programma di lotta.

Per un'Italia libera, sovrana e indipendente che riscopra le sue radici greco-romane-cristiane, la sua mistica nazionale, popolare e rivoluzionaria, la sua Civiltà.

Contro i veleni dell'imperialismo americano e della dittatura Bce, l'ignoranza e il veleno antifascista noi siamo l’antidoto!

1. EDIFICARE LA NAZIONE DEL POPOLO

La Nazione italiana deve tornare al popolo di cui dovrebbe essere espressione, per fare questo si rende necessario ribaltare il rapporto tra capitale e lavoro, imponendo la prevalenza etica ed economica del secondo sul primo.

Lo scopo fondamentale, come diceva Giuseppe Solaro, il più giovane Federale della Repubblica Sociale Italiana, deve essere quello di ridurre virtuosamente le distanze tra ceti sociali, soprattutto tra proletariato e piccola borghesia; distanze che oggi sembrano del tutto appiattite verso il basso, sul piano di una crescente miseria comune.

Vogliamo essere apostoli armati della concezione secondo la quale partecipazione e produzione diventino condizioni essenziali per condurre un popolo alla consapevolezza di essere tale e alla necessaria, conseguente padronanza di se stesso.

In questa e solo in questa maniera, il concetto organico di popolo assume la massima centralità, realizzando i termini fondamentali della rifondazione che sono appunto Nazione e popolo.

Come scrive Carlo Costamagna: “Lo Stato non ha altro obiettivo che l’attuazione di sé medesimo in quanto nazione; vale a dire la realizzazione del suo stesso contenuto; il quale […] è il ‘bene comune’. Lo Stato, nella nostra concezione, è infatti il ‘bene del popolo’ in quanto è nazione”.

Il principio al quale tutti noi dobbiamo ispirarci deve essere quello di una Rivoluzione nazionale e popolare continua, il cui richiamo ideologico deve applicarsi all’azione quotidiana per il conseguimento del bene comune. Se le odierne masse sociali indebitate e ricattate, oggi impaurite anche dal terrore di ammalarsi e morire di Covid, torneranno solidali nello Stato-Nazione il virus dell’individualismo sarà sconfitto.

2. TAGLIARE I PONTI COL PASSATO BORGHESE: CIVILTÀ DEL LAVORO, ECONOMIA CORPORATIVA E SOCIALIZZAZIONE

La Costituzione va riscritta per superare la logica partitocratica, da sostituire con un sistema in cui trovi ampio spazio una rappresentanza organica, espressione della nazione reale, nelle sue componenti del lavoro, delle professioni, della cultura.

Per una repubblica delle corporazioni - con due Camere elette dal popolo e dai rappresentanti delle associazioni professionali e lavorative ed un Governo eletto da questo nuovo Parlamento che scelga al suo interno il primo ministro – in cui il Capo della Nazione, eletto a suffragio popolare diretto, sia custode dei nuovi princìpi fondamentali della Nazione e ne garantisca l’esecuzione e il rispetto.

Contro l’attuale sistema; contro la partitocrazia venduta al tiranno globalista e al guinzaglio di Bruxelles, contro le nuove povertà, l'usura internazionale e la finanza nichilista e mondialista va ricostruita una Nazione edificata sulla Fede di Roma, la Civiltà del Lavoro, i diritti sociali e la socializzazione. L'attuazione di un sistema di ripartizione degli utili - derivanti dall’attività produttiva dell’impresa - avvia una virtuosa e responsabile partecipazione dei dipendenti alle sorti dell'azienda e accresce inevitabilmente la motivazione di tutte le componenti, unite nell'intento di far crescere la propria impresa, con evidenti vantaggi per la crescita della produttività e dello sviluppo. Ritorna così pienamente in auge quella socializzazione che tendeva a realizzare una nuova concezione del lavoro, capace di sviluppare un senso di appartenenza, di solidarietà e di responsabilità tra tutti i lavoratori. Solo così sarà possibile affermare: no allo Stato produttore e all’impresa libera di fare ciò che vuole, sì all’impresa privata - che sia pure capitalista, cooperativa o statale - in ogni settore.

“L’economia corporativa è multiforme ed armonica. Il fascismo non ha mai pensato di ridurla tutta a un massimo comune denominatore: di trasformare, cioè, in monopolio di Stato tutte le economie della nazione: le corporazioni le disciplinano e lo Stato non le riassume se non nel settore che interessa la sua difesa, cioè l’esistenza e la sicurezza della patria” (Mussolini).

Come esempio della nostra concezione di diritto vogliamo soltanto ricordare il punto 15 dei famosi 18 punti di Verona dedicato alla casa: “Quello della casa non è soltanto un diritto di proprietà, è un diritto alla proprietà”. Ciò stabilito lo Stato “provvede a fornire in proprietà la casa alle famiglie di lavoratori di ogni categoria, mediante diretta costruzione di nuove abitazioni o graduale riscatto di quelle esistenti. [...]

In proposito è da affermare il principio generale che l'affitto - una volta rimborsato il capitale pagato nel giusto frutto - costituisce titolo di acquisto”. Ci chiediamo quale programma di governo abbia mai concepito qualcosa di simile per i lavoratori italiani! Il benessere dei singoli è unito al benessere della nazione, questa la nostra idea di rivoluzione.

3. IL MITO DI ROMA E LE RADICI GRECO-ROMANE E CRISTIANE

Tutta la nostra azione dovrà ispirarsi al modello mediterraneo greco-romano sublimato dal cristianesimo che trova la propria sintesi nella Romanità, grande mito universale del passato, proiettato verso il futuro in una relazione organica con la dimensione trascendente e la continuità spirituale di un popolo, è solo quest’ultima che unisce ogni singolo vivente a un’unica comunità formata da coloro che furono e da coloro che saranno.

Il riferimento a Roma dovrà costantemente servire alla nostra gente per recuperare il proprio orgoglio nazionale, pur inserito nel pieno contesto della modernità europea e mediterranea, da sempre essenzialmente equilibrata e formativa.

Dal mito di Roma deve poter nascere l’uomo nuovo, orgoglioso del suo passato e grazie ad esso proiettato verso il futuro. Un uomo che “tiene gli occhi fissi in alto perché ogni cosa nostra, vicina o lontana, piccola e grande, con tingente ed eterna, nasce e finisce in Dio” (Arnaldo Mussolini).

4. ASSALTO ALL'ITALIA DELL'IGNORANZA E DEL VELENO ANTIFASCISTI Siamo noi assaltatori i veri costruttori

Naturalmente, il nostro programma per realizzarsi ha bisogno di un assalto all’ignoranza e al veleno antifascisti diffusi a piene mani dall’attuale sistema condizionato dall'imperialismo americano e dalla dittatura Bce. Un assalto più che mai determinato ora che l’oscurantismo antifascista – vero mostro a più teste – ha ormai virato decisamente in direzione di una sintesi del neo liberismo classico con l’altra faccia della medaglia rappresentata dalla cinesizzazione della società e del costume. Lo spirito mediterraneo che rappresentiamo è l’unico antidoto efficace contro questo veleno e nessun governo di scopo ha la capacità e la volontà di rappresentarlo.

Facciamo che sia la nostra baionetta!

Ecco perché dobbiamo andare all’assalto e per questo prepararci alla necessaria scuola di guerra che se ne frega del compromesso, perché non è con il compromesso che si conquista la trincea nemica. I sentieri interrotti vanno dunque orgogliosamente ripresi, adattando modalità e linguaggi ai tempi, per tornare ad essere vie maestre che conducano alla ricostruzione perché così è già avvenuto.

Siamo noi assaltatori i veri costruttori, perché eredi dell’unica famiglia ideale ricca di consenso popolare sopravvissuta ai vari Reset che hanno portato le altre all’eutanasia nichilistica.

Noi, per i quali il bene comune è prima di tutto un bene spirituale. Noi, già capaci di rialzarci e tornare in piedi su strade rese sacre dal sangue dei nostri morti, ma costellate di macerie. Ritrovando l’unità che ci ha partoriti, ritroveremo la consapevolezza del nostro ruolo nella storia e vinceremo, donando al nostro popolo quell’orgoglio che noi per primi abbiamo ritrovato.




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