• Giuliano Castellino

A ROMA IL 22 MAGGIO ANCHE LE BANDIERE DI PALESTINA: DAL SACRIFICIO VERRÀ LA VITTORIA

A ROMA IL 22 MAGGIO ANCHE LE BANDIERE DI PALESTINA: DAL SACRIFICIO VERRÀ LA VITTORIA


"L’intera area nazionalpopolare è sempre stata consapevole di tutto questo, mai ha avuto dubbi su quale parte sostenere – nonostante i mal di pancia di una sinistra che della questione palestinese ha sempre fatto un uso strumentale e fornito una lettura idiota ancorata alle nostrane categorie fascismo-antifascismo anche per il Medio Oriente – ed è per questo che, ancora una volta, sventoleremo le bandiere palestinesi, accanto alle nostre e a quelle di Hezbollah, a Roma il prossimo 22 maggio.


Un motivo in più per essere nella Capitale ce lo fornisce il sostegno allo spirito indomabile della nazione palestinese e del suo popolo irriducibile, sempre".


di Giuseppe PROVENZALE


No, non fa male al cuore vedere i razzi colpire fino a Tel Aviv. È la guerra, non si fa con i coriandoli.

Gli ultimi mesi di soprusi in stile pulizia etnica compiuti dallo Stato sionista (l’unico al mondo volutamente fondato su base etnica, è bene ricordarlo) si sono aggiunti ai decenni di occupazione brutale che la Terra Santa (è bene ricordare anche questo) ha dovuto subire.


Ho ancora negli occhi l’immagine della statua della Madonna a Betlemme mutilata in odio alla fede dal cannoneggiamento dei carri israeliani nel 2002; un esempio fra i tanti dell’arroganza sionista che, tra le altre, ha quasi cancellato la presenza cristiana in Palestina.


Inutile sventolare bandiere di pace quando dietro le bombe che cadono oggi su Tel Aviv e su Gaza c’è la criminale gestione israeliana della questione Gerusalemme Est e degli insediamenti illegittimi dei coloni, incentivati a provenire da ogni dove, nei Territori.


La distruzione a decine delle case dei palestinesi a Sheikh Jarrah non è certo una novità degli ultimi mesi che riguarda un solo quartiere di Gerusalemme né lo è la sistematica violazione delle risoluzioni Onu né, ancora, gli insediamenti manu militari dei cosiddetti coloni sono la conseguenza di una qualche, recente soverchieria di Hamas: il mondo sa che sono la norma, che mostrano la precisa intenzione di fare piazza pulita di ogni presenza autoctona nell’intera area.


Così come è norma per “l’unica democrazia del Medio Oriente” uccidere i bambini ed esercitare violenza contro i più deboli, secondo una metodologia terroristica e infame che ha sempre caratterizzato i padri fondatori di quello Stato con cui (ricordiamo pure questo) la Chiesa cattolica stabilì relazioni diplomatiche soltanto nel 1994, nonostante l’apertura modernista verso i “fratelli maggiori” già avviata con il nefasto concilio vaticano II.


Ebbene. La ritrovata unità di intenti nel mondo arabo storicamente contrario a firmare accordi capestro con l’occupante, conseguenza dell’escalation sionista degli ultimi mesi, non può che essere una buona notizia, ricorda le modalità dell’ultima pesante sconfitta israeliana in Libano e, per i cristiani, non può che essere di buon auspicio, proprio perché – non ditelo a Salvini – Hezbollah ha sempre rispettato concretamente la nostra fede.


L’intera area nazionalpopolare è sempre stata consapevole di tutto questo, mai ha avuto dubbi su quale parte sostenere – nonostante i mal di pancia di una sinistra che della questione palestinese ha sempre fatto un uso strumentale e fornito una lettura idiota ancorata alle nostrane categorie fascismo-antifascismo anche per il Medio Oriente – ed è per questo che, ancora una volta, sventoleremo le bandiere palestinesi, accanto alle nostre e a quelle di Hezbollah, a Roma il prossimo 22 maggio.


Un motivo in più per essere nella Capitale ce lo fornisce il sostegno allo spirito indomabile della nazione palestinese e del suo popolo irriducibile, sempre.





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