• Giuliano Castellino

5 SETTEMBRE: TANTI FUOCHI PER UN "INCENDIO"

Aggiornato il: ago 21



5 SETTEMBRE: I FUOCHI DELLA RESISTENZA INCENDIERANNO ROMA


È iniziato il conto alla rovescia per quella che si annuncia ormai come una data destinata a rimanere nella storia.

Una storia di rabbia e di amore: rabbia contro un esperimento di ingegneria sociale diventato prestissimo un efficace sistema tirannico, in grado, con la scusa dell’emergenza sanitaria, di colpevolizzare e terrorizzare gli italiani per svendere ciò che resta dell'Italia; amore incondizionato per questa terra e questo popolo, i nostri figli e il nostro futuro.


L'Italia vera e profonda, una volta maggioranza silenziosa, è oggi in movimento, pronta alla rivoluzione sociale e nazionale, decisa ad insorgere ed invadere Roma.


I tanti fuochi della resistenza alla dittatura sanitaria, finanziaria e giudiziaria sono pronti ad unirsi per incendiare Roma e accerchiare i palazzi del potere, simbolo dell'oppressione e di un uso illegittimo e costante di ogni forma di violenza.


Non una semplice manifestazione, ma il raduno di un popolo unito, arrabbiato come non mai e deciso a liberarsi.


Una piazza fino a ieri imprevedibile che va dall'Arcivescovo Viganò a Forza Nuova, dal popolo delle mamme e dei bambini, guidato da Nonna Maura, Roberto Nuzzo e Ciro Scognamiglio, a quello delle partite Iva, dagli ex Gilet Arancioni ai gruppi popolari guidati da Manuel Sannino.

Dai gruppi di Cisco ai tassisti, dai tifosi di calcio alle numerose comunità nate in rete; dai no vax ai commercianti, dai no mask ai disoccupati e precari, da Dario Musso ai movimenti di Gianni Amato, Roberto Falco, Marino Maiorelli e Alessandro Faccini; dall'artista Dea De Roberti ad Alicia Erazo, Alto Commissario Internazionale Diritti Umani. Da Exitalia a Elmo di Scipio, dagli ex Cunial di Florentina Anton a Giovanna Alfano di “Tutti per l'Orgoglio”.


Un vero fiume in piena, un fenomeno tutto nuovo, figlio di un’emergenza di libertà, anti-ideologico, al di là degli schemi e alternativo al regime.


Un popolo che ha in odio Conte, Monti e il duo M5S-PD, ma che non tollera nemmeno Draghi o le opposizioni di sistema di Salvini e Meloni.


Qualcuno ha già definito tutto questo "sardine tricolori", ma il paragone, forse azzeccato per i numeri, non lo è certamente per regia e finalità: la piazza del 5 settembre non fa il gioco di nessuna opposizione parlamentare, non punta a fare da stampella elettorale a nessun partito né è manovrata da gente come Prodi e Benetton.


È un popolo in lotta, pronto a cominciare la battaglia per la liberazione nazionale, un popolo

già benedetto da Monsignor Viganò - punto di riferimento del tradizionalismo cattolico e di quel mondo che, anche in Italia, vede in Trump una speranza - che ha risposto alla lettera inviatagli da Giuliano Castellino, vicesegretario nazionale di Forza Nuova, e Rosaria Mangia, “Assedio 5 settembre in difesa dei bambini”, invitandoli a perseverare nella buona battaglia.


Ma gli endorsement significativi non finiscono qui, di questi giorni quelli di Meluzzi, Belli e Galloni, e sembrano sostenere gli obiettivi della piazza anche Sgarbi, in parte Taormina, Povia e Fusaro.


Altri sostenitori si uniranno per sostenere questa realtà popolare e rivoluzionaria, attratti da questo esempio unico in un'Italia avvelenata dall'odio ideologico, strozzata dalla finanza internazionale e schiacciata dal vangelo laicista e anti umano di OMS, Gates e Soros.


L'Italia che lotta per le libertà fondamentali non vuole essere imbavagliata e vaccinata a forza, non vuole vivere "alla cinese" né finire agli arresti per un prossimo lockdown.


Saranno migliaia i tricolori del 5 settembre perché non ci sia nessuna "nuova normalità" quale cavallo di Troia della Troika.

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