• Giuliano Castellino

40 ANNI FA LA STRAGE DEL DC 9: USTICA UNA STORIA CHE FA ANCORA PAURA.



40 ANNI FA LA STRAGE DEL DC 9: USTICA UNA STORIA CHE FA ANCORA PAURA.

ITALIA LIBERA DA BURATTINI E BURATTINAI!


"Ustica... C'erano 81 vite, 81 cuori sul Dc 9. Gente che andava a casa, senza pensieri a trovare i suoi. Figli con le emozioni di un grande giorno da grandi eroi, occhi sereni e stanchi, ho un pò paura, ma passera. Ma ecco che l'avvoltoio con i suoi artigli lo tira giù! E poi niente cala la luce, cala il sipario, non siete più! Niente non sei più niente, non vali niente, non conti niente, non sei più niente, non conti niente... E voi parlate di trasparenza, di tolleranza, di resistenza, diritti uguali, brutti maiali state uccidendo la verità! E voi altri come dei cani a cui si getta gli avanzi e poi, siamo asserviti agli americani, ma ce l'abbiamo la dignità. Passano gli anni, ma non scordiamo la tua manina nella mia mano voglio capire, voglio cercare, voglio sapere la verità" (A.I. Ustica 1994, https://www.youtube.com/watch?v=AuSLRjnA_iU)



di Giuliano Castellino


Era il 27 GIUGNO 1980 quando dall'aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna decollava l'aereo Itavia 870, destinazione Palermo; come spesso in Italia la partenza fu ritardata di due ore e il DC 9 prese il volo alle 20.08.


L'atterraggio a Palermo era previsto per le 21.15. Poco più di un'ora di traversata.


Un viaggio apparentemente senza problemi: il DC 9 sorvolava il Mediterraneo regolarmente, con a bordo 81 persone, 64 passeggeri adulti, 11 ragazzi tra i due e i dodici anni, due bambini di età inferiore ai 24 mesi e 4 uomini d'equipaggio.


Tutto sembrava procedere senza nessun intoppo, ma poco prima delle 21 del DC 9 si persero le tracce radar.


La mattina dopo tutti i giornali riportarono la notizie della tragedia e si cominciarono anche a fare le prime ipotesi sulle cause del disastro.


Ma immediatamente su Ustica calò un terribile velo di silenzio ed intorno alla tragedia si innalzò un muro di gomma.


Questo uno dei numerosi appelli dell'associazione dei familiari delle vittime, che fotografava la drammatica realtà: "Appare sempre più chiaro che coloro che lottano contro la verità esistono ed erano esistiti fin dagli istanti successivi il disastro e operavano a vari livelli, nelle nostre istituzioni democratiche, per tenere lontana, consapevolmente la verità".


Solo a nove anni dal disastro, il 16 marzo 1989, il primo collegio peritale, nominato nel novembre 1984, consegnò al giudice istruttore Bucarelli la sua relazione.


I sei periti che componevano il collegio rilasciarono alla stampa una breve dichiarazione: "Tutti gli elementi a disposizione fanno concordemente ritenere che l'incidente occorso al DC 9 sia stato causato da un missile esploso in prossimità della zona anteriore dell'aereo. Allo stato odierno mancano elementi sufficienti per precisarne il tipo, la provenienza e l'identità".


Ricevettero dal giudice il compito di proseguire le indagini per identificare il tipo di missile, ma le forti pressioni fecero vacillare le iniziali certezze investigative: due periti su sei non furono più certi del missile.


Con il passare del tempo l'opinione pubblica diventò protagonista di un'ampia mobilitazione che portò anche il Parlamento ad interessarsi direttamente della vicenda con la Commissione Stragi, presieduta dal senatore Libero Gualtieri, che approva nell'aprile del 1992 una relazione: "per la Commissione è possibile indicare al Parlamento le responsabilità delle istituzioni militari per avere trasformato una "normale" inchiesta sulla perdita di un aereo civile, con tutti i suoi 81 passeggeri, in un insieme di menzogne, di reticenze, di deviazioni, al termine del quale, alle 81 vittime, se ne è aggiunta un'altra: quell'Aeronautica militare che, per quello che ha rappresentato e che rappresenta, non meritava certo di essere trascinata nella sua interezza in questa avventura".


Insomma dopo oltre un decennio migliaia di italiani puntarono forte contro le Istituzioni, colpevoli di aver insabbiato e coperto i veri stragisti di Ustica.


Il 15 maggio 1992 i generali, ai vertici dell'Aeronautica all'epoca dei fatti, vennero incriminati per alto tradimento, "perché, dopo aver omesso di riferire alle Autorità politiche e a quella giudiziaria le informazioni concernenti la possibile presenza di traffico militare statunitense, la ricerca di mezzi aeronavali statunitensi a partire dal 27 giugno 1980, l'ipotesi di un'esplosione coinvolgente il velivolo e i risultati dell'analisi dei tracciati radar, abusando del proprio ufficio, fornivano alle Autorità politiche informazioni errate".


Un impianto accusatorio pesantissimo, che palesò la sudditanza italiana verso Washington.


Nei primi mesi del 1994 vennero resi noti i risultati delle perizie ordinate dal Giudice Priore.


Queste perizie parziali, che avrebbero dovuto essere le fondamenta della perizia conclusiva, esclusero che sul DC 9 sia esplosa una bomba.


Invece, alla fine del luglio 1994 gli stessi periti si pronunciarono per la bomba, anche se poi non seppero dire come era fatta, né dove era collocata.


Restano comunque molti dubbi sull'attività di quei periti, alcuni dei quali sono stati estromessi, per indegnità, dal loro ruolo proprio dal giudice istruttore che li aveva nominati.


Le indagini si concentrano allora sullo scenario radar, e per capire la situazione di un cielo che si vuol far credere vuoto da ogni presenza di aerei militari si chiese anche la collaborazione della Nato.


E così, a fine agosto del 1999, il giudice Rosario Priore concludendo la più lunga istruttoria della storia giudiziaria della nostra nazione sentenziò: "L'incidente al DC 9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento".


Dunque quella notte del 27 giugno 1980 nel cielo di Ustica c'era la guerra ed il DC 9 italiano è stato abbattuto, è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un'azione, che è stata propriamente un atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro paese (non usiamo mai questa parola, ma stavolta ci sta benissimo), di cui sono stati violati i confini e i diritti.


Nessuno ha mai dato la minima spiegazione di quanto è avvenuto. Nè la politica, nè i magistrati, tanto meno i vertici militari. Anche la stampa fu colpevole di silenzi e menzogne.

Insomma, il solito schema italiota: una classe politica venduta alle ingerenze internazionali, toghe politicizzate, media addomesticate e militari traditori.


Nell'ottobre del 2000 iniziò il processo davanti alla terza sezione della Corte d'Assise di Roma contro i vertici dell'Aeronautica che nell'aprile 2004 vennero assolti per prescrizione; si riconobbe comunque che omisero di riferire alle autorità politiche i risultati dell'analisi dei tracciati radar di Fiumicino/Ciampino - (i nastri di Ciampino sono quelli in cui tanti, negli anni successivi, hanno poi visto la presenza di una manovra d'attacco al DC 9) - conosciuti nell'immediatezza della tragedia, e fornirono informazioni errate alle autorità politiche escludendo il possibile coinvolgimento di altri aerei militari nella caduta dell'aereo civile.


Intanto però l'allora maggioranza cancellò dal nostro ordinamento il reato di alto tradimento - o meglio lo ha mantenuto soltanto nel caso che ci sia uso della forza - e quindi fu abbastanza scontata la successiva assoluzione in Appello, poi confermata, all'inizio del 2006 dalla Cassazione.


Una vergogna tutta italiana che ancora grida vendetta.

Dopo 26 anni di indagini e processi per i magistrati italiani la strage di Ustica non ha nessun colpevole.


E dopo 40 anni quei morti ancora non hanno giustizia.

Nessun politico o militare, nè perito o togato, è stato chiamato a rispondere di quelle vite spezzate.


Ma se lo Stato ha nascosto la verità giudiziaria, ormai la verità storica è stata accertata: il DC 9 fu tirato giù da caccia americani per errore, mentre volevano bombardare l'aereo di Gheddafi che tornava dalla Bulgaria.


Ricordiamo comunque che la Procura sta lavorando su altri elementi anche a distanza di 40 anni: fino al 2004 infatti c'è stato un processo penale per i depistaggi, non uno per le cause della strage e per i responsabili.


Tra le bugie dei 40 anni di Ustica la più grossa tra le fake news è quella relativa al Mig libico recuperato sulla Sila, ufficialmente caduto il 18 luglio anziché il 27 giugno, durante quel duello nel cielo di Ustica.


Infatti la versione ufficiale raccontava che era precipitato perché il pilota, decollato da Bengasi, aveva avuto un infarto.

L'aereo era arrivato da solo in Calabria con il pilota automatico, e quando era finito il carburante era caduto sulla Sila.


Oltre ai fori sulla carcassa e alla decomposizione del cadavere del pilota ci sono dei testimoni in Calabria che quella notte videro un aereo inseguito da due caccia militari che gli sparano col cannoncino.


Ci sono inoltre una serie di elementi su cui hanno lavorato i magistrati che chiariscono che sotto al Dc 9 c'erano almeno uno o due aerei che si nascondevano, probabilmente libici, il vero bersaglio dei Top Gun.

Certamente uno era quello che è finito sulla Sila, sull'altro probabilmente c'era Gheddafi.


Sicuramente in quel momento avere dei Mig libici che passavano sulla verticale della sesta flotta non poteva essere accettato, Gheddafi all'epoca era il nemico numero uno dell'Occidente, un po' come poi lo sono stati Saddam Hussein e Arafat.

In quel momento il Mediterraneo era il posto più pericoloso del pianeta e non è che potevano passare dei Mig senza essere attaccati se scoperti.


Quando entravano nel nostro spazio aereo le tracce venivano cancellate, e passavano.

I nostri alleati non potevano tollerarlo.


Tra le altre bugie un'altra clamorosa fu la storia dei radar spenti perchè avrebbero disturbato le trasmissioni tv.

Un comandante di una portaerei come la Saratoga che spegne i radar sarebbe finito davanti alla Corte marziale.

Tra gli americani che hanno ritrattato davanti ai magistrati c’è Brian Sandlin (ex membro dell'equipaggio della Saratoga), che la sera del 27 giugno 1980 era in servizio sul ponte della portaerei e aveva raccontato ai magistrati di aver visto due F-4J Phantom della squadriglia "Fighting 103" rientrare sul ponte al termine di una missione di combattimento contro due Mig libici senza più i loro armamenti sotto le ali.


Anche un altro marinaio della Saratoga, che non è ancora stato sentito dai magistrati, ha confermato la prima (e poi ritrattata) versione di Sandlin: "I magistrati italiani sono stati bravissimi, hanno ricostruito minuto per minuto il volo del DC 9, si vede distintamente che sotto l'aereo o accanto c'era almeno un altro aereo".


Adesso a fare la loro parte nella ricerca della verità nel quarantennale ci sono i nastri della conversazione dei piloti ripuliti dai tecnici di Rainews 24.


Finora si era riuscito ad ascoltare solo un "Gua", un pezzo di una parola mozzata, che poteva essere "Guarda" pronunciata da uno dei due piloti, incisa nell'ultimo tratto del nastro che girava nella scatola nera del Dc 9.

I tecnici hanno ripulito quell'audio - conservato sul sito stragi80.it - scoprendo che, in realtà, la frase è "Guarda cos'è?" pronunciata dal pilota Domenico Gatti.


Molti sono i buchi nero in questa storia tragica.

Basta pensare alla vicenda dei due piloti-istruttori Ivo Nutarelli e Mario Naldini che il 27 giugno di 40 anni fa, mentre erano in volo incrociarono il DC 9, videro qualcosa di anomalo e grave e lanciarono subito l'allarme con i codici di emergenza prevista, una manovra particolare e il microfono premuto senza parlare.


Morirono il 28 agosto 1988 durante un'esibizione delle Frecce tricolori a Ramstein.

Dopo l'incidente di la compagna di uno dei due svelò che i due piloti avevano litigato davanti a moglie e compagna perché uno non voleva più tenere per sé quella storia e l'altro lo invitava a tacere ancora.


Ora in Italia la sinistra sembra aver riscoperto un anti-americanismo militante e pur di attaccare Trump sembrano pronti a lottare per la verità su Ustica, storia per decenni nascosta da giornalisti e giornaloni proprio per non far emergere il ruolo degli Usa.


Al contrario della "compagneria" da salotto televisivo e di palazzo noi continuiamo a chiedere verità e giustizia, anche perchè da decenni combattiamo contro i mulini a vento per affermare che il DC 9 è stato bombardato da Top Gun americani.

La nostra simpatia ed il nostro tifo per Trump non accecano la nostra voglia di verità e giustizia per le vittime di Ustica, ma anche per l'Italia tutta.


Ben consapevoli che quell'America che ci tirava giù gli aerei, ordinava a politici e toghe il silenzio, "suicidava" soldati e "spegneva" radar e scatole nere è l'America del deep state che oggi attacca il suo stesso Presidente.


Come sempre, quando ci sono vicende serie e sostanziali, "aaa sovranisti cercasi", nessuna voce da parte di Meloni e Salvini, ormai palesemente strutture di sistema.


81 vite c'erano sul DC 9, 81 vite che aspettano giustizia.

81 vite che forse ne chiamano altre 85, quelle fatte a pezzi alla stazione di Bologna il 2 agosto, un mese dopo, proprio nella città da dove era partito l'aereo Itavia 870.


Troppe le stragi senza vera verità, per troppi decenni abbiamo subito occupazione e invasione su tutti i settori.

Troppi burattini hanno assunto posizioni di vertice e svenduto l'Italia e gli italiani.

La lotta di liberazione nazionale passa anche attraverso queste storie.

Ustica chiama Bologna! Ustica e Bologna gridano giustizia.

Non quella scritta - e male - nelle Aule di Tribunale, ma quella che dovrebbe mettere all'indice i veri colpevoli.




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