• Giuliano Castellino

10 MARZO: VENT'ANNI NEL SUO NOME... MASSIMO MORSELLO

10 MARZO: VENT'ANNI NEL SUO NOME... MASSIMO MORSELLO





Dal libro (in uscita)

LA RIVOLUZIONE È COME IL VENTO

di Roberto Fiore e Giuliano Castellino


PREFAZIONE DI MASSIMO MORSELLO


NOI NON SIAMO UOMINI D'OGGI


CHI È MASSIMO MORSELLO?

Sono Massimo Morsello, nato a Roma il 10 novembre 1958. Ho iniziato l'attività politica nel 1977, diciottenne, nelle file del Movimento Sociale Italiano nella zona dell'EUR, zona abbastanza forte per l'MSI in quegli anni, anche se nessuna zona di Roma o d'Italia era talmente forte da permetterti di essere fascista senza rischiare tutti giorni, non dico necessariamente la pelle, anche se molti l'hanno rischiata e anche persa. Sicuramente anni in cui tornare a casa la sera era un problema, bisognava stare attenti. Nelle scuole non c'era l'ampia scelta: essere fascista significava essere completamente inaccettabile.


Il fascismo nazionalpopolare non era necessariamente in voga in quegli anni. C'era un senso di ribellione che somigliava moltissimo a quello dell'estrema sinistra. Non a caso ci sono stati dei momenti di superamento degli opposti estremismi, culminati poi anche in azioni particolari. Sicuramente l'impegno politico era un fatto generazionale sia a sinistra che a destra. A destra una delle peculiarità principali era il fatto di essere politically uncorrect, di essere fuori dagli schemi. Sicuramente nella destra estrema si trovavano i soggetti un po' fuori dal comune.


Nasceva tutto nell'ambito del Movimento Sociale Italiano, quindi nelle organizzazioni giovanili come il Fronte della Gioventù o il FUAN Caravella di cui facevo parte. All'interno di questo partito c'era una protesta che era giovanile e che era di base; praticamente si rifiutava la politica di quegli anni che era gestita da Almirante e dalla sua corrente, che era la politica del doppiopetto, la politica pro americana con un approccio pro “gente per bene”, mentre in quegli anni era pressoché inammissibile per un onesto giovane fascista accettare una politica di quel tipo, anche perché era collaborazionista a livello anche di apparati dello Stato.


SULLA VIOLENZA

Eravamo brutti, sporchi e fuori degli schemi e anche cattivi, nel senso che ci sono state anche delle frange del nostro movimento che hanno cominciato a imitare in un certo senso quello che stava facendo la sinistra a livello di lotta armata, non avendone la preparazione, perché non si andava come facevano le Brigate Rosse nei campi in Libano o in altre parti del mondo a prepararsi a essere addestrati alla lotta armata.


Ci si difendeva nel senso che sopravvivere politicamente in quell'area politica in quegli anni significava anche essere pronti a trasgredire, se vogliamo anche pure abbastanza pesantemente la legge, anche se devo dire per quel che mi riguarda e per il gruppo di cui ho fatto parte, la morale, l'etica, il senso di giustizia hanno sempre prevalso fino al punto di non ergersi a giustizieri del popolo o cose di questo tipo. Nella maggior parte dei casi si faceva attenzione a non essere contraddittori in quello che era la politica e la morale di un fascista in quegli anni.


La violenza come fatto anche necessario è sempre stata una cosa che mi ha lasciato molto perplesso e mi ripugnava in certe occasioni, pur non avendo visto accoltellare nessuno, magari si è saputo di cose o di crimini nei confronti delle persone che in certi casi erano difficili da sostenere, anche se poi uno non necessariamente li criticava. Un tipo di violenza che ricordo e che mi ha sempre esaltato e fatto trovare il mio stato di lotta naturale era quello degli scontri di piazza, quindi gli incidenti o con studenti dell’estrema sinistra o con le forze dell'ordine. Ho subìto diversi arresti e sono stato diverse volte in carcere per questi motivi.


Il fatto di picchiarsi con gli studenti di sinistra a un certo punto ha subìto una flessione come frequenza, rispetto agli incidenti tra le due fazioni. Rimane un fatto che è ancora presente: per quanto la sinistra o l’estrema sinistra possa essere stata all’opposizione, ha sempre avuto una sorta di aiuto… Nell'antifascismo si ritrovava con le parti peggiori dello Stato. Ci sentiamo sempre legittimati a questo odio e a questo risentimento proprio perché, alla fine, li vedevamo come li vediamo tuttora protetti, mentre il fascista, allora come adesso, non lo è mai stato, sempre il primo essere discriminato e messo al bando.


IL PIÙ DEVASTANTE MANDATO DI CATTURA

Un giorno è arrivato il più devastante mandato di cattura nell’ambito dell’estrema destra, dove 22 persone vengono carcerate e accusate di tutta una serie di crimini e di reati relativi ai NAR. L’inchiesta viene chiamata “NAR 1”. Per mia fortuna e per assoluta coincidenza, quella mattina non mi trovavo né a casa mia, né a casa di mia madre, che sono state visitate da diverse pattuglie dell’antiterrorismo, ma mi trovavo nel posto di mare per cui, per qualche motivo fortuito l’antiterrorismo non è arrivato immediatamente. In tempo ho ricevuto la telefonata di mia madre, che mi ha detto che c’era stata questa visita. Mentre io mettevo giù il telefono, sentivo il rombo delle Alfette, che in quegli anni si usavano. Sono saltato dalla finestra e lì è cominciata la mia avventura…


L’INIZIO DELL’AVVENTURA LONDINESE

I primi sono stati anni di lavori umili, nelle cucine dei ristoranti o come autisti di taxi privati. Da lì nasce quella che poi è un'impresa di successo e nasce insieme a Roberto Fiore, che oltre a essere mio socio, amico e camerata, aveva diviso con me tutta la vicenda. Parlo della Meeting Point, azienda che nel giro di pochi anni riuscì ad aprire sedi in tutta Europa e assumere più di 100 dipendenti. Per la maggior parte si trattava di persone che credevano nel modello economico che noi stessi inventavamo, pur non inventando niente di nuovo, perché sappiamo tutti che corporativismo e socializzazione sono parte del bagaglio culturale sociale fascista. Questo gruppo di persone motivate da un modello particolarmente accattivante e motivante, creavano quella che poi è stata anche un po' il punto di riferimento per tutte le persone della nostra area politica che avessero dei problemi con quella che era considerata la giustizia in quegli anni.


ACCUSE DI COLLABORAZIONISMO

Le storie a lieto fine di per sé sono delle storie che suscitano a volte invidia, a volte stupore e a volte incredulità. Direi che a riprova della nostra innocenza, rispetto alle accuse di chi sostiene che per il nostro successo imprenditoriale e per il felice esito del nostro processo abbia giocato una presunta disponibilità a collaborare con i servizi britannici, in tal senso è la nostra storia politica. Noi siamo arrivati all'esilio di vent'anni alla latitanza di vent'anni attraverso una rottura totale netta con un mondo, che era anche quello della destra, che fosse collaborazionista con gli apparati dei servizi segreti dello Stato. Noi siamo sempre stati contrari.


Siamo sempre stati per una politica che fosse appunto al di fuori, che fosse pulita, perché noi reputiamo sporchi certi personaggi dell'estrema destra, di generazione ovviamente precedente alla nostra, che hanno avuto a che fare con i servizi segreti. Per noi è inaccettabile moralmente considerato un’infamità e quindi non la commetteremo mai. Non c’è ovviamente alcuni tipo di prova di fatto in tal senso.


NASCITA DEI NAR

Il fatto stesso di sopravvivere e di difendersi in un certo senso significava in quegli anni armarsi. Armarsi significava ricorrere a tutta una serie di illegalità che giorno dopo giorno richiedevano un'illegalità maggiore e dei reati in più. La cosa chiaramente è poi degenerata. Una costola ha scelto la strada del terrorismo vero e proprio, ma si tratta di una piccola minoranza.


A tutte le generazioni future dico di non rinunciare mai. Se c’è qualcosa in cui si crede, non si può lasciar perdere, vanificherebbe l’idea di un’esistenza dignitosa.


GLI OTTO PUNTI

Sono molto semplici e sono molto essenziali, secondo me e secondo noi, perché sono la ricetta della salvezza della Nazione, per come è ridotta in questo momento, allo stato terminale. L’abrogazione delle leggi abortiste secondo me è alla base di una qualsiasi SOCIETAS, che non ha il diritto di essere tale se uccide i propri figli. In virtù di questo, sempre la crescita demografica, aspetto essenziale della rinascita e della crescita della Nazione.

Blocco dell'immigrazione e avvio di un umano rimpatrio degli immigrati. Non si può soppiantare e sostituire al non aborto e alla crescita demografica l'immigrazione, perché una nazione in questo modo viene completamente privata di se stessa.


Non è un fatto di razzismo biologico, che è più figlio di chi ce lo imputa, quello del sangue, che è un razzismo talmudico: è quello che vuole i propri figli sposati con lo stesso tipo di sangue. La nostra è una reale tolleranza. Noi pensiamo che l’unico modo di aiutare gli immigrati dei Paesi in difficoltà sia aiutarli in loco e non privarli, quindi mozzarli, della cosa più importante che hanno, cioè la loro identità nazionale e la loro terra. Un popolo senza terra, senza la propria terra, non è un popolo.


Io sono cattolico e certamente anche il Segretario nazionale, così come molti dei nostri aderenti. Non è una CONDITIO SINE QUA NON, ma sicuramente troviamo una similitudine tra quelli che sono i diritti naturali e l'ordine naturale e la religione cattolica.


Sarebbe anacronistico dire che siamo fascisti, perché il fascismo, in un certo senso in alcuni aspetti dello stesso, non esiste più, però allo stesso tempo non prendiamo le distanze dal fascismo. Io tanto meno, che sono un estimatore di quella che è stata l’opera di Benito Mussolini. Siamo sicuramente fedeli al fascismo. Ci sono degli aspetti sociali del fascismo che sono molto seducenti per quel che riguarda la soluzione politica per un Paese come il nostro.


Non stiamo cercando di ricostruire il partito fascista, perché il partito fascista come qualsiasi altro partito dell'arco democratico morirebbe del suo male peggiore che è appunto la democrazia. Il problema principale è il valore semantico dei termini. Io sono nazionalpopolare, vorrei che il popolo avesse il potere sul serio non per finta. La libertà è un valore molto alto per me però nello stesso tempo non credo che ci debba essere in una società giusta la libertà di fare quello che si vuole. È un valore da proteggere ma è un valore da non usare per poi far passare le cose più sporche e più dissolutori che vengono fatte passare oggi nella società moderna.


Parliamo di NATO, quindi di America, quindi è un ordine: il poliziotto planetario che decide ciò che è legale e ciò che non è legale nel pianeta e passa immediatamente dal giudizio all'imposizione della pena. Ovviamente vedere i popoli come quello del Kossovo soffrire è una cosa spiacevole. Usarlo per poter fare i propri comodi economici in Jugoslavia è ben altra cosa.


Noi vogliamo ritornare a quelli che sono i valori tradizionali, c’è poco di rivoluzionario, anche se paradossalmente tutto ciò diventa rivoluzionario. Siamo un movimento che vorrebbe ridare un ordine alla famiglia, alla società. Quindi rivoluzionari sì perché paradossalmente essere conservatori, essere tradizionali, oggi significa essere rivoluzionari.


L’uso della violenza è un fatto metabolizzato e sorpassato. È una grossa trappola in cui mi auguro che nessuno cadrà più. È una maniera in un certo senso per bruciare quelle che sono le proprie idee e noi, io in particolare, ma tutti quanti useremo tutto il nostro potere perché ciò non accada.


Siamo quasi 2000 in tutta Italia, ma credo di poter dire con una certa nota di piacere che è il movimento con più giovani alla destra di Alleanza Nazionale, quindi il movimento di estrema destra con più giovani al momento in Italia. L’età varia tra i 17 ed i 30 anni.


Chiunque conosca un militante politico sa che non si fa la domanda sulle possibilità di ottenere qualcosa. Se lo chiede a se stesso e la risposta è deludente aggiunge un tono di romaticità alla scelta politica ancora di più. Per quel che mi riguarda, la mia scelta politica è iniziata a 18 anni e dubito cambiarò mai idea.


Per noi è un vantaggio essere stati lontani dall’Italia, perché non siamo stati esposti alla dissoluzione.

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